mercoledì 5 luglio 2017

Servono politiche attive non incentivi


In questi giorni i dati forniti dall’Istat sulla situazione economica del paese appaiono contraddittori: da un lato crescono i consumi e la propensione al risparmio delle famiglie dall’altro però cresce anche la pressione fiscale, soprattutto sulle imprese, che arriva quasi al 40%, segnando un incremento di 0.3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E ancora: da un lato cresce l’importo del manifatturiero dall’altro però flette l’occupazione e scende sotto il 20 per cento anche il tasso di investimento delle imprese. Insomma anche in presenza di una lieve ripresa congiunturale restano aperte le falle di sistema che consistono in ultima analisi in una tassazione che sfiora ormai il 40% e in una spesa pubblica fuori controllo.

Di fronte a questi nodi l’errore è quello di reiterare una politica economica di incentivi a tempo che non genera né sviluppo né occupazione. I dati Istat che attestano un calo dell’occupazione a maggio 2017 – 51 mila unità in meno rispetto ad aprile – non suscitano da questo punto di vista particolare sorpresa. Era chiaro che la fine degli incentivi previsti dal Jobs act avrebbe causato una contrazione dell’occupazione, tendenza destinata a proseguire nei mesi a venire. Diminuisce peraltro anche il numero di lavoratori indipendenti e dipendenti a tempo indeterminato mentre aumentano i dipendenti a termine.

E i più colpiti dal dramma della disoccupazione sono ancora i giovani – +1,8% a maggio e 37% complessivo, il record negativo in Europa – e il mezzogiorno. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: senza crescita del Pil parlare di ripresa è un’illusione, soprattutto non si può parlare di ripresa se non ripartono gli investimenti da parte delle aziende che invece, come si diceva, registrano una flessione anche per tenere testa ai costi proibitivi del lavoro in Italia. Mancano politiche attive, investimenti infrastrutturali nel meridione, tagli seri e decisivi al cuneo fiscale, manca in una parola la consapevolezza che lavoro e sviluppo non si creano a suon di incentivi.

Stefano Ruvolo



Articolo originale su stefanoruvolo.it