lunedì 26 giugno 2017

La ripresina che rischia d’essere effimera


La soddisfazione sulle proiezioni del Fmi per il 2017 che attestano una ripresa dell’Italia all’1,3 di Pil al luogo dell’0,8 è naturalmente una buona cosa. Come lo è l’attestazione da parte del commissario straordinario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld di un progresso sul fronte della spending review. Tuttavia è ancora presto per parlare di un’inversione di tendenza generale e di una ripresa.

Occorre ricordare infatti che la ripresa, trainata soprattutto dal settore dei servizi, rischia di essere effimera visto che non sono affatto scongiurati i rischi di tenuta sistemica dei conti del paese e considerando che nel 2018, fra qualche mese cioè, verrà a cessare la protezione del quantitative easing, che segnerà un rialzo del costo del debito. Occorre anche ricordare che la spesa pubblica continua a mangiarsi il 49,6% del Pil e che il deficit continua a intaccare rendite e risparmi degli italiani. Tradotto significa che il lavoro che resta da fare è enorme. A cominciare dai fronti su cui insistere per dimagrire la spesa improduttiva dello Stato: dalla riduzione drastica del numero delle centrali appaltanti per l’acquisto su beni e servizi alla compressione della spesa, dove andrebbe fatta valere la piena applicazione dei costi standard, dalla razionalizzazione delle aziende partecipate dei comuni tramite soppressione delle partecipate che non forniscono servizi pubblici alla riduzione di spesa significativa del numero dei dirigenti nel pubblico per avvicinarli alla media Ocse e Ue. Un lavoro che potrebbe riportare nelle casse pubbliche almeno 10 miliardi di euro. Sul fronte della ripresa si tratta di far ripartire il lavoro e di liberare le aziende soprattutto le medie e piccole da un’insostenibile pressione fiscale a cominciare dal rendere l’Imu sugli immobili strumentali deducibile dal reddito d’impresa passando per la revisione della tassazione Irpef sulle imprese personali. E allargando l’area di interesse del taglio del cuneo fiscale. D’altra parte sarebbe del tutto inutile utilizzare i risparmi che vengono dalla spending review per politiche fiscali non strutturali. Senza le quali non ci sarà mai vera ripresa.

Stefano Ruvolo



Articolo originale su stefanoruvolo.it