lunedì 5 giugno 2017

Adesso hanno fretta di votare


Non si capisce bene cosa muova questa corsa al voto cominciata da alcuni giorni. Almeno non lo capisce chi è guidato dal principio della ragione e dal senso della responsabilità. Se non ci fossero gli indicatori analitici basterebbe infatti il comune buon senso a suggerire che sciogliere la legislatura prima del suo termine naturale, mettendo a repentaglio la legge di stabilità, significa candidare il paese all’ingovernabilità, all’incertezza politica e a una finanza d’emergenza.

Mario Monti ha detto bene: non si può andare alle elezioni per soddisfare la voglia di rivincita di qualcuno, tanto più che l’avventura elettorale che dovrebbe peraltro cominciare in piena estate significherebbe posticipare l’approvazione della legge di bilancio oltre il 31 dicembre così da far scattare l’esercizio provvisorio con la conseguenza dell’attivazione delle clausole di salvaguardia.

Tradotto significa che a imprese e cittadini, a lavoratori e famiglie verrebbe inflitto l’aumento dell’Iva al 25%, una misura fortemente caldeggiata dall’Europa ma che per l’Italia vorrebbe dire forte depressione dei consumi interni e dunque contrazione produttiva per le piccole e medie aziende. Dicono, i sostenitori del voto anticipato, che delle urne non si deve mai avere paura, che il voto è il sale della democrazia, che la parola va data al popolo. Che belle parole. Peccato che a dirle sono gli stessi che non ci fanno votare dalla caduta del governo Letta, che alle richieste di voto rispondevano dicendo che non era quello il momento, che prima venivano le riforme, che c’era un patto da onorare con Giorgio Napolitano.

Adesso che siamo gli osservati speciali dell’Europa invece – molto di più di Spagna e Portogallo – che siamo alla vigilia di una legge di bilancio strategica e fondamentale per i conti pubblici, della fine del quantitative easing e sotto minaccia di bail-in per le due banche venete in crisi, proprio adesso, nel massimo dell’incertezza politica e finanziaria, coi corvi della speculazione già pronti a scendere in picchiata sul paese, a costoro è presa la fretta di andare a votare.

Con una legge elettorale magari migliore dell’Italicum – e non ci vuole molto – ma che apre la possibilità di ogni possibile scenario se non dell’ingovernabilità. L’auspicio da parte di chi fa impresa è che prevalga il senso della nazione su quello della fazione, l’interesse collettivo su quello individuale, la responsabilità sull’ambizione.

La speranza è che l’autorevolezza del presidente Mattarella, perplesso di fronte all’accelerazione che hanno preso gli eventi, possa indurre tutti a più avvedute decisioni.

Stefano Ruvolo



Articolo originale su stefanoruvolo.it