giovedì 22 dicembre 2016

Stefano Ruvolo: “Poletti ricordi che dall’Italia emigrano anche gli imprenditori”

Stefano Ruvolo: “Poletti ricordi che dall’Italia emigrano anche gli imprenditori”



“Tra gli italiani che emigrano all’estero – oltre ai giovani che cercano lavoro e ai cervelli in fuga attratti dai centri di ricerca internazionali – ci sono anche migliaia di imprenditori che decidono di non subire più il fisco e la burocrazia italiane: anche loro è meglio non averli tra i piedi?” Il presidente di Confimprenditori Stefano Ruvolo interviene nella polemica suscitata dalle affermazioni del ministro del Lavoro Giuliano Poletti sull’esodo degli italiani all’estero. “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.
Sono oltre 30mila le imprese italiane, ricorda Confimprenditori, che in questi ultimi anni hanno deciso di trasferire parte l’attività produttiva all’estero creando lì posti di lavoro. Una scelta dettata quasi sempre dalla necessità di una facilitazione burocratica e fiscale che soprattutto in alcuni paesi confinanti con l’Italia – Svizzera, Austria, Slovenia – hanno saputo garantire, divenendo attrattivi nei confronti delle realtà d’impresa. “Sono anche loro, come ‘la gente’ di cui parla Poletti persone che è meglio non avere tra i piedi? domanda il numero uno di Confimprenditori – noi crediamo che il ministro Poletti sia incorso in uno spiacevole infortunio. Può capitare, e le sue scuse, quanto mai opportune, sono le benvenute. Ma ora il ministro dovrebbe porsi in una condizione di ascolto della realtà sociale e imprenditoriale di questo paese che chiede da anni, inascoltata, abbassamento del costo del lavoro, della pressione fiscale e semplificazione burocratica. Ricordiamo al ministro Poletti il dato delle oltre tremila imprese all’anno costrette dallo stato a fallire perché le Pa non onorano con loro i debiti per lavori e forniture”. Un caso esemplare su cui Confimprenditori continua a battere e che dimostra, sostiene l’associazione delle Pmi, come le istituzioni siano lontane e indifferenti rispetto alla realtà di chi lavora in Italia”.

2016, un anno di idee e battaglie per le piccole medie imprese

2016, un anno di idee e battaglie per le piccole medie imprese


Il 2016 è stato un anno importante per Confimprenditori. E le idee e i progetti messi in campo negli ultimi mesi, le discussioni aperte e i tavoli di lavoro avviati confermano il grande fermento che sta animando l’associazione. Dal movimentismo dei territori, alla firma dei contratti (marketing operativo e settore terziario), dalla prima edizione della festa dell’imprenditore alla costituzione del centro studi, finendo con la scommessa, vinta, del referendum che ci ha permesso, scegliendo il “No”, di evidenziare la nostra contrarietà a una riforma che non ci convinceva e soprattutto di proporre un’alternativa a quanti dipingevano scenari apocalittici all’indomani del voto contrario al referendum, abbiamo dimostrato di essere innovativi e di saper stare fuori dal coro. E questo ci ha premiato anche con la crescita della base associativa.
Ma andiamo con ordine.
La forza dell’associazione è sempre stata la base territoriale e anche l’anno appena trascorso ha dimostrato quanto sia importante mantenere un legame stretto e saldo con i territori. E’ proprio dalla base associativa che raccogliamo le istanze delle piccole e medie imprese. Sul territorio ci siamo mossi per parlare di quanti, in questi anni, hanno vissuto la crisi, hanno subito il mancato pagamento delle commesse con la PA. Dal territorio abbiamo raccolto le storie di imprenditori che, nonostante tutto, continuano ad andare avanti.
Ecco perché è nata la Festa dell’Imprenditore. Il 19 marzo 2016 abbiamo festeggiato questa prima edizione ed ogni sede di Confimprenditori si è impegnata nell’organizzazione della stessa. Un momento di riflessione sull’imprenditoria e sulle buone pratiche che permettono ancora agli imprenditori di scommettere nonostante la crisi. Un momento per premiare quanti hanno saputo innovare e restare.
Proprio dalla Sardegna, ad esempio, ci è arrivato un segnale di forte vitalità da parte delle imprese presenti. Ecco perché la nascita della sede di Nuoro, lo scorso novembre, preceduta ad ottobre dalla sede di Catania, rappresenta un segnale forte da parte delle pmi.
Sono poi due i contratti collettivi nazionali che Confimprenditori è riuscita a portare a casa: il primo per il marketing operativo (ottobre) e il secondo per settore terziario (dicembre). Il primo, in particolar modo, siglato l’11 ottobre fornisce inquadramento a tutte quelle figure professionali che non avevano più un inquadramento dopo il Jobs Act.
Tutto questo lavoro è stato fluidificato dall’ufficio stampa che ha permesso all’associazione di ritagliarsi uno spazio e di dialogare, con sempre maggiore costanza con l’esterno. La stampa ha incominciato ad interessarsi al lavoro e alle proposte di Confimprenditori e si è consolidato un sistema comunicativo che ogni giorno consente a Confimprenditori di esprimere le sue posizioni e di essere nel dibattito pubblico del paese.
In questo ampliamento della comunicazione si inserisce la creazione del centro studi impegnato a produrre ricerche, report, orientamenti. Un lavoro costante, fatto di analisi e proposte – al vaglio una di riforma del Cnel – che ha permesso all’associazione di accreditarsi e posizionarsi.
Questo, è in breve quello che abbiamo fatto, grazie anche all’aiuto degli associati. Ma è già tempo di pensare agli obiettivi per il 2017. Sul problema dei ritardi del rilascio del Durc, ad esempio, abbiamo chiesto a Tito Boeri di creare un tavolo di lavoro per risolvere la questione dei tempi lunghi per ottenere il documento, che in molti casi resta negativo nonostante sia stato sanato. E lo stesso faremo per la riforma del Cnel cercando la più ampia convergenza possibile tra le forze politiche e associative. Nel 2017 vogliamo costituire il senato associativo: un organo il cui numero di componenti deve ancora essere stabilito ma che avrà il compito di raccogliere sul territorio difficoltà e problemi delle imprese per poi relazionarli alla sede nazionale di Confimprenditori tramite una serie di incontri cadenzati nel tempo. Il senato sarà un nostro personale osservatorio sull’Italia che lavora nell’ottica di fornire consulenza e risposte agli imprenditori, che sono la spina dorsale del Paese e che vogliono continuare a farsi sentire.
Continueremo a dialogare e a confrontarci con il mondo politico, come abbiamo fatto quest’anno con un incontro nella sede di Roma, con Enrico Zanetti, in qualità di viceministro dell’Economia. Un momento di confronto a cui ne seguiranno altri anche nel 2017. Un anno che si presenta incerto e confuso sia sotto il profilo della situazione politica che economica vista la minaccia speculativa che grava sul nostro paese. Un anno in cui Confimprenditori sarà presente con ancora più forza nella convinzione che sono le piccole e medie imprese l’architrave produttivo italiano e che la ripresa è strettamente collegata alle condizioni in cui gli imprenditori si troveranno a lavorare. Per questo noi continueremo a batterci e a tutelare gli interessi, la cultura e la civiltà delle piccole e medie imprese italiane.