venerdì 10 aprile 2015

La lettera di Stefano Ruvolo al nuovo Presidente della Repubblica

Stefano Ruvolo, attuale Presidente di Confimprenditori – l’associazione nazionale dei piccoli imprenditori, ha indirizzato una lettera aperta al nuovo Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella per congratularsi e per dargli il benvenuto da parte di tutti gli imprenditori che l’associazione rappresenta. All’interno della lettera il Presidente affronta la tematica inerente alla situazione critica, dal punto di vista lavorativo, in cui si trova l’Italia in questo periodo: la causa primaria non è attribuibile solamente alla crisi economica in atto, in quanto la storia insegna che le crisi si sono sempre susseguite in maniera ciclica e continueranno a ripetersi nel tempo; piuttosto è necessario modificare il modo in cui i periodi di crisi vengono affrontati da parte delle istituzioni. Quello su cui si vuole concentrare l’attenzione infatti è la mancanza di volontà nell’affrontare i problemi reali, con cui le imprese italiane si devono confrontare ogni giorno e che vanno conseguentemente a ricadere anche sui consumatori finali, destabilizzando tutto il settore e creando una sorta di effetto domino. Le attuali condizioni di lavoro, prosegue il Presidente Ruvolo, possono migliorare solamente con il contributo di tutte le parti in causa, Governo compreso, il quale dovrebbe porre il mondo del lavoro tra le priorità istituzionali, magari iniziando con interventi rivolti proprio alle piccole e medie imprese italiane che hanno contribuito tanto nel corso degli anni alla crescita del Paese, ma che sono ancora in attesa di risposte concrete. Queste risposte devono consentire alle stesse, così come previsto all’interno della Costituzione, di svolgere dignitosamente le proprie attività, garantendo benessere ai cittadini e conseguentemente allo Stato stesso. 

venerdì 3 aprile 2015

Stefano Ruvolo e la posizione di Confimprenditori sulla Legge di Stabilità

Con l’entrata in vigore della nuova Legge di Stabilità, nel mese di Marzo 2015 verrà data la possibilità a tutti i lavoratori dipendenti di richiedere l’erogazione del trattamento di fine rapporto – TFR direttamente all’interno delle proprie buste paga, anche se le modalità per usufruirne non sono state ancora definite.

L’Associazione Confimprenditori, nella persona del Presidente Stefano Ruvolo, ha dichiarato il proprio disaccordo alla manovra, ritenuta lesiva per le piccole e medie imprese italiane, già duramente colpite dalle enormi difficoltà economiche in cui sta attualmente gravitando l’Italia, e che fornirebbe solamente un’illusione di sollievo ai dipendenti. Un’illusione perché chi dovesse decidere di aderire si ritroverebbe effettivamente un aumento di stipendio, causato della rateizzazione del TFR, ma si tratterebbe di un aumento relativamente piccolo (nel caso di salario da 1.500€ mensili, il riscatto del 50% del TFR annuo comporterebbe un aumento di circa 40-50€ in busta paga) che però implicherebbe una liquidazione dimezzata e una pensione integrativa minore al termine della propria carriera professionale.

Anche le imprese non trovano giovamento da questa soluzione poiché allo stato attuale il TFR non corrisposto ai dipendenti rimane a disposizione delle aziende, creando una vera e propria forma di sostentamento interno e di indipendenza dalle banche, per quanto possibile. Con l’introduzione della nuova Legge invece, secondo alcune stime iniziali, le aziende si ritroverebbero a corrispondere somme comprese tra i tre e i trentamila euro ogni anno, andando così ad intaccare quella piccola liquidità interna che permette ancora alle piccole e medie imprese italiane di sopravvivere. Da alcune prime indiscrezioni sembrerebbe che per garantire questo sistema si starebbe predisponendo una sorta di paracadute, rappresentato dalla Cassa Depositi e Prestiti, in grado di coprire anche eventuali insolvenze sistemiche.


Ad una prima valutazione appare come il solito sistema italiano che, invece di tentare di risolvere i problemi al principio (ovvero aiutando in primis gli imprenditori e scatenando una specie di “catena di beneficio” a vantaggio di tutti) crea una sorta di specchietti per le allodole che rischiano di causare solamente nuovi problemi agli imprenditori e conseguentemente alle famiglie dei consumatori.